Il murales dipinto in piazza Don Minzoni, davanti alla stazione ferroviaria in prossimità del terminal bus, inaugurato nel gennaio 2021, opera dell’artista Ligama (Salvo Ligama), rappresenta due figure fondamentali dell’antifascismo empolese e non solo: Rina Chiarini e Remo Scappini. Due figure essenziali nel quadro della Resistenza prima, e della ricostruzione democratica del paese dopo. Due figure che hanno dedicato tutta la propria vita alla lotta per l’affermazione della Libertà per ognuno di esprimere le proprie idee e alla costruzione di una società democratica.
Cosa fosse il fascismo e quanto costasse ad una persona sostenere le proprie idee antifasciste Rina Chiarini, classe 1909, e Remo Scappini, del 1908, lo avevano imparato da bambini. Bambini cresciuti presto, che a 10 anni lavoravano per dare una mano alla famiglia. Si, perché dopo i tragici fatti di Empoli del 1921, al pari di centinaia di famiglie empolesi la famiglia di Remo vide il padre condannato a 11 anni (uscì dal carcere di Fossombrone nel 1925 per amnistia); lo zio paterno condannato a 22 anni morirà in carcere nel 1932 a Soriano nel Cimino, dopo 11 anni di galera stremato dalle sofferenze; lo zio materno Dino Magazzini uscirà dopo 18 mesi di carcere, così lo zio Aladino Londi dopo aver scontato tre anni; e così per altri parenti. Anche la famiglia di Rina vede arrestare il padre Leonello condannato a tre anni e lo zio Pirro a 11. Tutte le volte che a Empoli arrivava un gerarca fascista per un comizio, in tanti in famiglia erano costretti a prendere il loro cuscino sotto braccio per andare a dormire in carcere. Pericolosi sovversivi, comunisti, da sorvegliare sempre. Così era anche a Santa Maria, la frazione di Empoli dove Rina e Remo erano cresciuti ed abitavano.
Rina Chiarini. “Sono nata a Empoli il 16 dicembre del 1909, provengo da una famiglia di attivi antifascisti, ho lavorato come operaia fin dall’età di 10 anni quasi sempre nelle vetrerie di Empoli; la mia istruzione si interruppe in seconda elementare. Fin da giovane incominciai a interessarmi di politica, mio padre ha scontato circa 4 anni di carcere per i fatti di Empoli del 1921, mio fratello Aldo fu condannato dal Tribunale speciale a 6 anni di carcere nel 1939 e ne scontò quasi 5; nella mia famiglia ci siamo sempre interessati di politica. Entrai nel partito comunista alla fine del 1926, dopo avere conosciuto Remo Scappini, col quale da oltre un anno ero fidanzata”. Esordiva così, nel 1974, la partigiana Clara nella sua autobiografia. Negli anni Trenta fu sottoposta a ripetuti arresti e intimidazioni. Quando, finalmente, Scappini uscì dal carcere, Rina poté sposarlo. Era l’aprile del 1943, e i due partigiani si spostarono a Milano. Qui Rina condivise con Remo i rischi della lotta clandestina e lo stesso avvenne quando i due arrivarono a Genova, dove la donna divenne collaboratrice (con il nome di “Clara” appunto), del Comando regionale delle Brigate Garibaldi. Il 6 luglio del 1944, Rina cadde nelle mani della sezione politica della questura, comandata dal feroce e spietato commissario Giusto Veneziani. Portata nella famigerata Casa dello studente di Genova, la donna fu sottoposta a pesanti interrogatori e sevizie, più volte torturata dal Veneziani in persona, nonostante fosse in avanzato stato di gravidanza. Perse il suo bambino, ma non parlò. Non parlò neanche davanti al Tribunale militare fascista che, il 29 luglio del 1944, condannò alla pena di morte altri cinque coimputati, poi fucilati il giorno dopo. La donna si salvò, ma subì presto un altro processo conclusosi con una condanna a 24 anni di carcere. Tradotta nel campo di concentramento di Bolzano con altri imputati, Rina riuscì ad evadere, nel marzo del 1945. Raggiunse Milano e di qui, la sera del 26 aprile, poté ricongiungersi, a Genova, al marito, che in qualità di presidente del Cln Liguria aveva ricevuto il giorno prima la resa delle truppe tedesche. Fu quello uno fra i momenti più significativi dell’epopea della Resistenza.
Remo Scappini era nato a Empoli, e a 10 anni aveva cominciato a lavorare come garzone in una bottega di biciclette e a quattordici fu assunto come operaio in una fabbrica di fiammiferi; si occupò fin da giovanissimo di politica, diventando ben presto punto di riferimento per i giovani comunisti empolesi. Nel 1926, divenne vice responsabile regionale per la Toscana del Partito comunista. Ricercato dalla polizia, Scappini riuscì, nel 1930, a recarsi, con documenti falsi, a Parigi. Vi restò poco. L’anno dopo era alla “Scuola leninista” di Mosca, dove rimase per due anni, e nel 1933 era già, clandestinamente, rientrato in Italia per organizzare le lotte operaie e antifasciste. Arrestato a Faenza e processato dal Tribunale speciale, Scappini fu condannato a ventidue anni di reclusione nel febbraio del 1934. Uscì dal carcere per l’amnistia del ventennale della marcia su Roma, nel 1942. Arruolato nell’Esercito, Scappini diserterà pochi mesi dopo e, ripresi i contatti col Centro interno del Partito comunista, è mandato a Torino a dirigere l’organizzazione comunista del Piemonte. Nel novembre del 1943 è a Genova, dove nel giugno 1944 viene nominato responsabile del Triumvirato insurrezionale per la Liguria. Come responsabile del PCI e poi come presidente del Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria, l’operaio empolese svolse un ruolo di primo piano nella condotta della guerra di liberazione nella regione, che si concluse, il 25 aprile del 1945, con la firma, nella allora sede della Curia arcivescovile a Villa Migone, dell’atto di resa ai partigiani italiani del generale tedesco Gunther Meinhold e delle sue truppe. Nel dopoguerra Scappini sarà eletto deputato nelle file del PCI per due legislature e poi senatore per un’altra legislatura, oltre ad essere eletto per tre volte consigliere comunale a Empoli e, nel 1985, a Genova. Rina Chiarini invece, per i suoi atti di eroismo in difesa della patria, sarà insignita della medaglia d’argento al valor militare e della Stella d’oro al valore partigiano.
I luoghi intitolati a Rina Chiarini e Remo Scappini a Empoli
Il 2 giugno del 2005 l’allora sindaca di Empoli Luciana Cappelli inaugurava i nuovi locali che avrebbero accolto il Centro di documentazione sull’Antifascismo, la Resistenza e la storia contemporanea intitolandolo contestualmente ai partigiani Rina Chiarini (Clara) e Remo Scappini (Giovanni), due punti di riferimento della lotta di Liberazione nazionale. Due esempi di vita che travalicavano i confini empolesi, visto che si trattava di figure di spessore nazionale nell’a,mbito della Resistenza: Rina medaglia d’argento al valor militare e stella d’oro al valore partigiano, Remo presidente del CLN Liguria che il 25 aprile del 1945 aveva ricevuto e firmato la resa del generale Meinhold, unico civile a ricevere la consegna delle armi da un alto comando militare tedesco (settore di Genova); poi alto dirigente del Partito comunista e per due legislature deputato e ancora senatore della Repubblica. Il centro, punto di riferimento per gli studiosi che conserva la documentazione archivistica, il materiale a stampa, audiovisivo e multimediale concernente il fascismo, l’antifascismo, la resistenza e la storia contemporanea nell’area empolese, da quel giorno trovò la sua casa stabile accanto all’Archivio storico comunale in via Torricelli, dove si trova ancora oggi; ospita anche la biblioteca personale di Remo Scappini. L’intitolazione era avvenuta a poco più di dieci anni dalla scomparsa di Remo, morto nel 1994, e di Rina morta l’anno dopo. Sempre nel 2005 il consiglio comunale approvò l’intitolazione di due strade ai due partigiani, che dopo una lunga discussione e vari intoppi, furono individuate nella zona industriale del Terrafino: largo Remo Scappini e largo Rina Chiarini. Qualcuno disse allora che erano due vie periferiche che conducevano nel nulla: oggi qualche edificio in più è stato costruito anche li. Nulla di paragonabile rispetto alle richieste originarie, che avrebbero voluto vedere intitolate ai due partigiani via Lucchese e via Livornese, vie storiche che hanno origine a Santa Maria; del resto non è un caso che all’intersezione delle due antiche vie, che alla fine non cambiarono intitolazione, si sia poi voluto dedicare a Rina e Remo un segno tangibile della loro memoria. Infatti, il 16 settembre del 2017 fu inaugurata la stele in acciaio recante i nomi di Rina e Remo in piazza del Convento, davanti alla chiesa e alla scuola della frazione. Nel frattempo però, qualche anno prima, il 25 aprile del 2008, si era provveduto anche ad un’altra intitolazione. Quella del parco di Santa Maria in via Sanzio, davanti al centro commerciale. All’ingresso del parco fu apposta una lapide commemorativa in pietra serena con una lunga iscrizione, che inizia così: «Parco comunale di S. Maria Rina Chiarini e Remo Scappini. Per il loro generoso contributo all’antifascismo e alla resistenza».

The mural dedicated to the partisans Rina Chiarini and Remo Scappini
The mural painted in Piazza Don Minzoni, in front of the train station near the bus terminal, inaugurated in January 2021, by the artist Ligama (Salvo Ligama), portrays two figures crucial to Empoli’s anti-fascism movement and more: Rina Chiarini and Remo Scappini.
Head of the PCI (Italian Communist Party), acting underground during fascism, and then president of the National Liberation Committee of Liguria, he played a leading role in the region’s war for liberation, which ended on April 25, 1945, at what was then the headquarters of the Archiepiscopal Curia at Villa Migone, with the signing of the act of surrender to the Italian partisans by German general Gunther Meinhold and his troops. After WW2 Scappini was a senator of the Republic and a municipal councillor for Empoli.
Rina Chiarini, on the other hand, in her fervent anti-fascist actions operated under the name of “Clara”. She was imprisoned in Bolzano and tortured. She did not betray her comrades, and managed to escape in March 1945, returning to work with the resistance. For her acts of heroism in defence of her homeland, she was awarded the silver medal for military valour and the gold star for partisan valour. Two crucial figures in the context of first the Resistance, and later the democratic
reconstruction of the country. Two people who dedicated their entire lives to the struggle for Freedom, for free expression for everyone, and the construction of a democratic society.

Das Wandbild mit Rina Chiarini und Remo Scappini
Das im Januar 2021 eingeweihte Wandgemälde des Künstlers Ligama (Salvo Ligama) auf der Piazza Don Minzoni vor dem Bahnhof in der Nähe des Busbahnhofs stellt zwei grundlegende Figuren des Antifaschismus aus Empoli und darüber hinaus dar: Rina Chiarini und Remo Scappini.
Er war Chef der PCI, die während des Faschismus heimlich operierte, und dann Präsident des Nationalen Befreiungskomitees Liguriens und spielte eine führende Rolle bei der Durchführung des Befreiungskrieges in der Region, der am 25. April 1945 mit der Unterzeichnung der Kapitulationsurkunde des deutschen Generals Günther Meinhold und seiner Truppen vor den italienischen Partisanen endete. Nach dem Krieg war er Senator der Republik und Stadtrat von Empoli.
Rina Chiarini hingegen führte unter dem Namen „Clara“ antifaschistische Aktionen durch. Sie wurde in Genua verhaftet und gefoltert. Sie hat dabei ihre Genossen nicht verraten. Anschließend wurde sie in das Durchgangslager Bozen-Gries deportiert, aus dem ihr im März 1945 die Flucht nach Mailand gelang, wo sie bis zur Befreiung am Widerstand teilnahm. Für ihre Heldentaten bei der Verteidigung des Heimatlandes wird ihr die Silbermedaille für militärische Tapferkeit und der Goldene Stern für Partisanen-Tapferkeit verliehen.
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