In questa piazza idealmente tutto è cominciato e tutto si è compiuto. Nella storia di questo luogo ci sono tante storie di persone, di donne e uomini che hanno creduto, sofferto, lottato. Nessun luogo in una città è anonimo, ma questo è particolarmente carico di significato. Potremmo dire con la tranquillità di chi viene dopo, che qui per Empoli a livello simbolico inizia e termina la tragedia della seconda guerra mondiale. La colonna sonora di questo tragico film è scandita dai nomi che via via assume questo luogo; fino a giungere alla fine. Piazza del Littorio, (piazza Italo Balbo), piazza della Repubblica sociale, piazza del Popolo. In questa piazza il 13 febbraio 1945 si arruolarono 530 giovani del Corpo volontari per la Libertà per partire e andare ad unirsi alle formazioni alleate impegnate sul fronte della linea Gotica, sull’Appennino fra Emilia Romagna e Toscana. La guerra per Empoli era finita da qualche mese, ma gli empolesi non avevano dimenticato il valore della solidarietà e il senso del dovere. E i volontari partirono in armi, per dare il loro contributo alla liberazione nazionale. Ma facciamo un passo indietro, per raccontare la storia dal principio.
Il 21 maggio del 1933 i gerarchi fascisti Achille Starace e Alessandro Pavolini si affacciavano dal balcone della casa del fascio di Empoli, inaugurando l’edificio appena costruito che la ospitava e la piazza antistante; una piazza, che fino ad allora non esisteva: lo spazio realizzato dopo la demolizione dell’antico quartiere ebraico della città sarebbe stato da adesso in poi consacrato all’immagine, ai simboli e ai riti del Fascismo (all’immagine del fascio littorio). Era nata piazza del Littorio. Il nuovo spazio urbano aveva preso il posto del fatiscente quartiere di porta giudea, ormai inservibile, in una zona nevralgica del centro cittadino tra via dei Neri, via Ridolfi, via delle Conce e il Regio Teatro Salvini.
Chi arriva oggi in piazza del Popolo ha pochi elementi per ricostruirne la storia, fosse anche quella più recente, dagli anni Trenta del Novecento in poi per intendersi. Anche se i segni della memoria e del trascorrere del tempo non mancano. In particolare, alzando un po’ gli occhi, una lapide ormai sbiadita è l’unica a ricordare proprio le grandi demolizioni che portarono alla realizzazione della piazza; tuttavia, lo scopo della targa è un altro: ricordare un grande empolese, Ippolito Neri, letterato illustre, insieme alla sua famiglia, che qui possedeva le proprie abitazioni, demolite anch’esse con tutti gli edifici di via del Pesco.
Questa piazza divenne negli anni uno dei luoghi simbolo del fascismo a Empoli. Non è un caso certamente che il 93esimo battaglione camicie nere di Empoli nell’ottobre del 1940 sia partito da questa piazza per la campagna di Grecia.
La lapide che attira la nostra attenzione volgendo lo sguardo al palazzo che oggi ospita uffici comunali è di grandi dimensioni, in travertino recante una lunga epigrafe in caratteri bronzei : ”Esprimendo una volontà popolare maturata tra la nostra gente in lunghi anni di dura e tenace lotta contro il fascismo, il giorno 13 febbraio 1945, 530 giovani partirono da questa piazza per raggiungere i gruppi di combattimento del ricostruito esercito e combattere con esso per liberare l’Italia dall’invasore nazista, restituire dignità ed onore compromessi dal fascismo, renderla libera, indipendente e solidale con gli oppressi. Nel 35° anniversario della partenza il comune di Empoli pose questa lapide affinché le nuove generazioni nei momenti duri e difficili che la storia riserva ricordino e possano ispirarsi agli stessi ideali che resero possibile la Resistenza”. In queste parole troviamo condensato tutto il senso di un’epoca. Ci vollero 35 anni per arrivare a una sintesi equilibrata, serena e messaggera di valori condivisi nel segno della pace, ma ne valse la pena. Qui c’è la celebrazione di un avvenimento storico, la partenza dei volontari per la Libertà, ma c’è anche l’analisi asciutta di un periodo tragico e il messaggio rivolto alle future generazioni; un messaggio latore di valori universali come la pace e la libertà, fondamenta imprescindibili per una società democratica fondata sulla giustizia sociale.
Dicevamo di quel fatidico tredici febbraio 1945; proprio in quella che oggi è denominata piazza del Popolo 530 giovani si arruolarono nel Corpo volontari per la Libertà per andare ad unirsi alle formazioni alleate impegnate sul fronte, sull’Appennino fra Emilia Romagna e Toscana. La linea dell’Arno era stata superata dagli alleati nei primi giorni di settembre del 1944, i fatidici giorni della Liberazione di una città ormai allo stremo, e la guerra per gli empolesi, nel febbraio successivo, sembrava già lontana; ma molti non avevano dimenticato né i terribili bombardamenti degli americani né la ferocia dell’invasore nazista. Ormai erano stati seppelliti i morti, e pian piano si tentava di tornare ad una vita normale; ma sulla Linea Gotica, a pochi chilometri a nord di Prato e di Firenze, si stavano svolgendo combattimenti fra i più aspri e sanguinosi di tutta la seconda guerra mondiale in Italia. La partenza dei volontari empolesi s’inquadra in un fenomeno piuttosto ampio, che vide all’inizio l’ostilità degli stessi alleati, restii ad appoggiare la formazione di truppe regolari composte con italiani; partirono molti perseguitati politici finalmente liberati dalle carceri fasciste, partirono tanti giovanissimi, alcuni nemmeno diciottenni, digiuni di ogni tipo d’addestramento militare, e partirono anche tanti combattenti esperti, spesso militari che avevano combattuto fino all’8 settembre del 1943 sui teatri di guerra dove erano state impegnate le truppe italiane, in Russia come in Africa.
Dopo un breve periodo d’addestramento presso il centro d’istruzione militare di Cesano (Roma), iniziò la partenza dei contingenti nei gruppi di combattimento Cremona, Legnano, Folgore, Mantova e Piceno. Questi gruppi furono impegnati prevalentemente in azioni di sostegno e supporto all’offensiva sulla Linea Gotica, e parteciparono all’insurrezione generale del 23 e 24 aprile del 1945. A Empoli quei giovani furono ricordati, come abbiamo detto, con una lapide collocata trentacinque anni dopo la partenza sulla facciata di quella che era stata la casa del fascio e oggi ospita uffici comunali. Non avendo riscontri documentari, sulla scorta di testimonianze del periodo, riteniamo utile azzardare l’ipotesi che sia stata dettata dal professor Sergio Gensini. In effetti, in quelle poche righe c’è tutto lo spirito di questa grande figura di studioso.
L’arruolamento e la partenza ideale (quella effettiva, per motivi logistici, avverrà dalla piazza 28 ottobre poi denominata piazza Gramsci) da quella che diverrà piazza del Popolo non fu casuale: qualche anno prima, proprio da lì erano partite per la guerra le camicie nere empolesi. Tutto dunque cominciò e finì in piazza del Popolo. Non più piazza del Littorio, ma piazza del Popolo. Il luogo di tante lugubri adunate diveniva finalmente la piazza della libertà e della Democrazia.

Piazza del Popolo. One square, one history, many stories
Between 1929 and 1932, a square was built here in place of the city’s old Jewish quarter. All the buildings in the entire block on Via della Concia and Via del Pesco were demolished (eradicated in fact), and a new building erected, also providing an entrance to the adjacent Salvini theatre, located where the Cinema La Perla stands today. However, that building was also used as a headquarters for Empoli’s fascist party. The square was called Piazza del Littorio and became one of the symbols of the fascist dictatorship.
Shortly after the Liberation, in February of 1945, it was no accident that 530 Volontari della Libertà (Freedom Volunteers) symbolically chose to depart from here; many young anti-fascists had decided to join the allied forces fighting on the Gothic line front, in the Apennines between Emilia Romagna and Tuscany. For Empoli, the war had been over for a few months, but the people of Empoli had not forgotten the value of solidarity and their sense of duty. The volunteers took up arms and left to make their contribution to national liberation.

Piazza del Popolo. Ein Platz, die Geschichte, zahlreiche Geschichten
Zwischen 1929 und 1932 wurde an dieser Stelle anstelle des alten jüdischen Viertels der Stadt ein Platz errichtet. Alle Gebäude des gesamten Blocks an der Via della Concia und der Via del Pesco wurden abgerissen (im Grunde ausgelöscht), und gleichzeitig wurde ein neues Gebäude als Eingang zum angrenzenden Salvini-Theater errichtet, das sich dort befindet, wo sich heute das Kino La Perla befindet . Allerdings befand sich in diesem Gebäude auch das Hauptquartier der Faschistischen Partei Empolis, und der Platz hieß Piazza del Littorio und wurde zu einem der Symbolorte der faschistischen Diktatur. Kurz nach der Befreiung, im Februar 1945, war die Entscheidung, die 530 Freiwilligen der Freiheit symbolisch von hier aus zu entsenden, kein Zufall. Viele junge Antifaschisten hatten beschlossen, sich den alliierten Formationen anzuschließen, die an der Front der Gotenstellung im Apennin zwischen der Emilia Romagna und der Toskana kämpften. Der Krieg um Empoli war schon seit einigen Monaten vorbei, aber die Bevölkerung von Empoli hatte den Wert der Solidarität und des Pflichtbewusstseins nicht vergessen. Und die Freiwilligen gingen in Waffen, um ihren Beitrag zur nationalen Befreiung zu leisten.
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