13 Pratovecchio, 23 luglio 1944

Il 23 luglio del 1944 nella zona di Pratovecchio presso Empoli furono uccisi cinque militari tedeschi appartenenti alla seconda compagnia del 29esimo panzer grenadier regiment della Wehrmacht. Kurt DÖFKE, nato il 1 febbraio 1915, Kurt WINTER nato l’11 marzo 1910, Max Dambauer, nato il 24 novembre 1914, Norbert HUPE, nato il 5 luglio 1908, Georg REUBER, nato il 12 luglio 1916. Il giorno dopo, il 24 luglio, morirono invece a Vinci, dove si trovava un pronto soccorso da campo, altri due appartenenti alla medesima unità: Otto FELSKE, nato il 25 novembre 1912, e Jakob GIESSLER, nato il 9 aprile del 1925. In totale furono sette i militari tedeschi morti. I due morti il 24 luglio furono quelli che, sopravvissuti sul momento ma feriti in modo grave, ce l’avevano fatta a riportare i cadaveri degli altri cinque commilitoni al comando dopo l’agguato del 23 luglio, facendo scattare la ritorsione? Ci sembra piuttosto plausibile.

Come si svolsero i fatti in quel luglio di settantasei anni fa è ormai abbastanza evidente, e riteniamo che Claudio Biscarini abbia pressoché definitivamente chiarito con la sua accurata ricostruzione storica la dinamica dei fatti soprattutto nell’aggiornamento pubblicato sul Bullettino Storico Empolese volume XV con il titolo “Pratovecchio bei Empoli”, pur lasciando aperte alcune ipotesi ancora nell’oscurità e sollecitando chi sa a parlare. Tuttavia quella ferita ancora aperta nel cuore della città ci induce a ripercorrere le vie della memoria, andando a scovare nuove testimonianze e nuovi indizi che in qualche modo potranno supportare le tesi già elaborate e metterne a tacere altre, frutto di vulgate più o meno attendibili, in maniera definitiva. Perché in questa triste vicenda non tutti quelli che sapevano hanno parlato. Ma scavando nei meandri della ricerca, ogni tanto affiora qualche elemento nuovo. È il caso della testimonianza di Ferdinando Ciampi, empolese doc classe 1921, raccolta nel 2014 della quale pubblichiamo un ampio estratto.

Ferdinando purtroppo in quel lontano 1944 vide uccidere per rappresaglia dai tedeschi il padre Giuseppe e gli zii Pietro e Virgilio. Ripercorriamo i fatti. Il 23 luglio del 1944 nella zona di Pratovecchio (vicino a Santa Maria) furono uccisi cinque militari tedeschi appartenenti al 29esimo Panzer Grenadier Regiment; nei giorni seguenti, altri due militari scampati all’agguato del 23 sarebbero morti. “Ricordo esattamente il giorno 23 luglio del 1944. Mi trovavo nascosto con alcuni parenti in un campo di grano – esordisce Ferdinando Ciampi – e stavamo ascoltando gli echi della battaglia in lontananza. Combattevano i carri armati tedeschi contro quelli americani a non più di 10-12 chilometri di distanza in linea d’aria e più precisamente a Calenzano nei pressi di San Miniato. Eravamo, nonostante tutto contenti perché credevamo che la Liberazione fosse sempre più vicina. Stava iniziando invece la tragedia. Sentimmo, infatti, alcuni spari d’arma da fuoco e subito dopo le nostre donne che ci urlavano di scappare. Senza renderci conto iniziammo a correre allontanandoci da quella zona con la mente rivolta solamente ai nostri familiari, donne e bambini; gli uomini si erano già tutti nascosti in anticipo conoscendo e temendo le leggi di rappresaglia dei tedeschi. Soltanto dopo sapemmo che quei colpi furono esplosi da alcuni nostri vicini di casa che ancora oggi io reputo insensati perché spararono ad una camionetta tedesca uccidendo tre o quattro soldati, ma l’autista se pur ferito riuscì a ritornare al comando che si trovava alla fattoria del Terrafino. Prima di morire, il soldato raccontò l’accaduto ai suoi commilitoni”. La testimonianza getta nuova luce e nuove ombre sull’accaduto. Poi scatta la rappresaglia.“Ricordo che a casa mia – prosegue – si trovavano in quel periodo molti sfollati, fra i quali c’era anche un soldato austriaco. Ancora oggi ho il dubbio che possa essere stato lui l’artefice di quello che successe in seguito.

L’austriaco infatti, riunì le donne raccontando loro di essere stato al comando nemico garantendo ai tedeschi che la mia famiglia con tutti gli altri erano estranei all’agguato alla camionetta. Le nostre donne allora gli credettero e si misero in cerca dei loro mariti che in molti la mattina del 24 luglio 1944 rientrarono nelle proprie abitazioni. Nel pomeriggio purtroppo si videro arrivare i tedeschi da ogni parte, circondarono il nostro casolare e asserragliarono tutti gli uomini sotto un loggiato. I soldati piazzarono immediatamente davanti agli ormai prigionieri una mitragliatrice. In questo gruppo si trovavano fra gli altri mio padre Giuseppe, i miei zii Virgilio, Pietro e Dario. Ricordo che solo mio cugino Luciano fu rilasciato perché indossava i pantaloncini corti. Le donne e i bambini intanto vennero chiusi in casa e i soldati iniziarono a scavare buche per sistemare alcune mine per far saltare tutto in aria, ma improvvisamente cominciarono a piovere dal cielo alcune cannonate, allora i tedeschi sospesero tutto e trascinarono con loro una trentina di prigionieri. Qualcuno fra i più giovani riuscì a scappare tra i quali ricordo un paio di nomi: Chelini e Passerotti. Gli altri invece furono radunati in piazza XXIV luglio nel centro d’Empoli allora chiamata piazza della frutta. Furono disposti in fila di fronte al portone dove a quei tempi c’era la caserma dei Carabinieri e davanti a loro sul marciapiede opposto fu piazzata nuovamente la mitraglia. In pochi tremendi, orribili attimi furono tutti barbaramente assassinati. Gli Unni li avevano uccisi, Attila aveva dato loro la morte. Con irreale mestizia, in un silenzio raccapricciante, il giorno seguente, le donne, compresa mia madre, andarono a raccogliere quei poveri corpi straziati dalle raffiche. Il curato di quel tempo Diodato Prestini dette loro aiuto a caricare e legare i cadaveri gonfi dal caldo sui carretti per concedere ai martiri almeno il sollievo di un’onorevole sepoltura”. Ventinove empolesi giacevano a terra morti senza un perché.

Pratovecchio, July 23, 1944
On July 23, 1944 in the area of Pratovecchio near Empoli, an unidentified partisan formation ambushed and killed five German soldiers of the second company of the 29th Panzer Grenadier Regiment of the Wehrmacht. Kurt Döfke, born February 1, 1915, Kurt Winter, born March 11, 1910, Max Dambauer, born November 24, 1914, Norbert Hupe, born July 5, 1908, and Georg Reuber, born July 12, 1916. The next day, on July 24, two others belonging to the same unit died in Vinci, in a field
hospital: Otto FELSKE, born on November 25, 1912, and Jakob Giessler, born April 9, 1925. In total, seven German soldiers died. Is it possible that the two who died on July 24, having survived the ambush but seriously injured, and managing take the corpses of the other five comrades back to command after the ambush of July 23, had prompted a retaliation? It seems quite plausible to us.

Pratovecchio 23. Juli 1944
Am 23. Juli 1944 wurden im Raum Pratovecchio bei Empoli fünf deutsche Soldaten der 2. Kompanie des 29. Panzergrenadierregiments der Wehrmacht in einem Hinterhalt einer unbekannten Partisanenformation getötet. Kurt Döfke, geboren am 1. Februar 1915, Kurt Winter, geboren am 11. März 1910, Max Dambauer, geboren am 24. November 1914, Norbert Hupe, geboren am 5. Juli 1908, Georg Reuber, geboren am 12. Juli 1916. Am nächsten Tag, am 24. Juli starben jedoch zwei weitere Mitglieder derselben Einheit in einem Lazarett in Vinci: Otto Felske, geboren am 25. November 1912, und Jakob Giessler, geboren am 9. April 1925. Insgesamt gab es sieben tote deutsche Soldaten . Handelte es sich bei den beiden Toten vom 24. Juli um diejenigen, denen es nach dem Hinterhalt vom 23. Juli, den sie zu diesem Zeitpunkt überlebt hatten, aber schwer verletzt waren, gelungen war, die Leichen der anderen fünf Kameraden zu ihrem Kommando zurückzubringen und damit die Vergeltung auszulösen? Es erscheint uns durchaus plausibel.

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